domenica 19 ottobre 2008

LA SCUOLA COME UNA FATTORIA?


E' proprio così che Stéphanie e le sue amiche chiamano il liceo, la "Ferme", cioè la fattoria. Di Stéphanie X è stato pubblicato, nel 1983, il diario scritto quando la ragazza aveva tra i tredici e i quattordici anni con il titolo "Cornichons au chocolat", ossia "Cetriolini al cioccolato", un libro toccante, divertente, scioccante per lo sguardo maturo e limpido con cui questa ragazzina osserva il mondo degli adulti. Volete sapere perché il liceo viene chiamato in questo modo? Ecco la traduzione della spiegazione di Stéphanie: "nella Fattoria ci sono deli animali, delle capre e delle oche, siamo noi, ci trattano in questo modo, tutti fanno 'mu' e 'coccodè', ci sono dei poveracci e dei poveri di spirito, ci mettono in fila come le mucche e ci danno da mangiare. La sola differenza è che non ci mungono, ma a parte questo è la stessa cosa, noi siamo i vitelli e i prof, a parte uno o due, sono come dei fattori, ci guardano tutti insieme ma mai uno per uno".
Sconcertante, vero? Ma quanti ragazzi vivono così l'esperienza che dovrebbe essere formativa, illuminante, dare sapore all'esistenza con l'ingrandirsi delle conoscenze e delle relazioni umane?
Se siamo insegnanti, cerchiamo di dare il massimo a ciascuno, accogliendo ognuno nell'interezza della sua umanità. Lo so che cerchiamo di farlo, ma il tempo è quello che è e le classi sono numerose.... io ne diverse di trenta ragazzi e sono proprio tanti!
Se siamo genitori, mettimo la scuola davanti a tutto. E' il primo passo nella vita autonoma, è la base del futuro dei nostri figli; non trascuriamola e non rendiamola la causa di tutti i mali del mondo. Qualche minuto in meno di gioco e in più di studio non ammazza, fa crescere e rinvigorisce lo spirito!
E se siamo studenti, sforziamoci in tutti i modi di non rinchiuderci in un guscio di nichilismo, di non farci annientare. Va bene, non si può essere geni in tutto e non sempre si può rendere al massimo. Facciamo almeno il nostro dovere e poi prendiamoci il tempo per decidere con chi possiamo andare meglio d'accordo, chi sceglieremmo per chiedere aiuto o confidare un problema... fermo restando che ciò che noi facciamo di buono nello studio lo facciamo solo per noi, per il nostro futuro, e non per compiacere un professore piuttosto che l'altro. Sarà più semplice farlo per chi ci sta più simpatico, ma alla fine della catena ritroveremo solo noi stessi con le nostre capacità e la nostra possibilità di scegliere una strada piuttosto che un'altra. E noi dobbiamo lavorare perché queste possibilità non siano limitate dalla mancanza di preparazione, ma siano aperte a tutto ciò che vorremo ottenere dalla vita!

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