sabato 18 ottobre 2008

SCAPPARE DI CASA PER UN BRUTTO VOTO


E' una notizia del telegiornale di questa sera: un brutto voto, e un ragazzino decide di non tornare a casa e poi viene soccorso da un operaio di colore che si accorge della difficoltà in cui si trova. Fa riflettere, questa cosa, sul fatto che sono sempre meno gli adolescenti attrezzati a sopportare la sconfitta.
Un brutto voto, sopratutto al mese di ottobre, è assolutamente rimediabile.
Per non prendere brutti voti bisogna studiare, s'accordo, e questo sarebbe già una buona base per affrontare il problema ancora prima che questo si presenti. A volte, tuttavia, non basta: può capitare di non capire il problema, di avere un momento di smarrimento o di stanchezza e tutte le nozioni spariscono dalla mente che diventa un campo aperto... ma vuoto! Se non suamo stati allenati a gestire lo stress, l'ansia ci attanaglia e facciamo sempre più fatica fino a che la soluzione diventa impossibile.
E' in famiglia che si impara ad affrontare le situazioni di tensione e ad elaborare le sconfitte, anche quelle momentanee. Se abbiamo una persona che deve imparare a fare questo, bisogna saperla educare con dei "no" al momento giusto, con la dolcezza e la fermezza; dargliele tutte vinte significa fargli male come al peggior nemico.
Non sto parlando della famiglia di questo ragazzino, che non conosco. Molti genitori che conoco si rivolgono alla scuola dicendo di non saper più cosa fare, vengono da me o vanno dai miei colleghi in cerca di soluzioni. La soluzione sarebbe una sola, ma a volte non si può dire, oppure si dice e non viene affatto recepita: guardate dentro di voi, cercate di capire che cosa v'impedisce di fare il genitore e vi riduce ad essere una macchinetta sforna - desideri, un perdonatoio ambulante, una scusa perpetua a tutti i disastri combinati dai figli. Cominciate da lì. Fermatevi finché siete in tempo, non fate del male ai vostri ragazzi.
E agli insegnanti, a quell'insegnante che ha dato il brutto voto che ha scatenato la fuga: non fermatevi, continuate a valutare secondo giustizia. Con una parola dolce ma ferma farete intendere a tutti che il voto non è un mezzo per giudicare, ma un paletto nella via da percorrere perché lo studente stesso capisca dov'è la cosa che non va.
Chi vuole rimediare, può farlo. Chi desidera avere bei voti senza lavorare, è meglio che cambi pianeta!


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