lunedì 20 ottobre 2008

SERVE DAVVERO ESSERE BRAVI?


Si direbbe di no, almeno nel nostro Paese. Cito dall'Espresso di questa settimana: "...l'indagine "Il merito e leregole: fotografia di un'eccellenza di giovani, diversi per provenienza e per studi, concordi però sul fatto che il sistema formativo valorizzi poco o per nulla il merito. Che un mix di furbizia e accondiscendenza verso il docente siano più utili dell'effettiva preparazione." L'indagine di cui si parla nell'articolo è stata svolta dai 50 migliori laureati italiani selezionati dalla scuola di specializzazione Alma Graduate School di Bologna. E' veramente uno spreco ed una vergogna che l'università funzioni in questo modo, ma di sicuro vi saranno docenti animati da valori ben diversi: non facciamo di tutta l'erba un fascio.
Nella scuola dell'obbligo e nel superiore non dovrebbero esserci di mezzo interessi particolari: glli insegnanti percepiscono tutti lo stesso misero stipendio e non ci sono accessi a fondi tali da costituire motivo d'invidia o meta agognata.
Certo, le individualità persistono. A qualcuno può fare più piacere che ad altri sentirsi beneamati, dire battute sceme e vedere che gli allievi ridono di gusto (falsi come pochi); vi sono poi i più dannosi di tutti, gli insegnanti amiconi che, nelle classi di ragazzi beneducati (ne esistono ancora), impongono loro stessi l'odiosissimo "prof" come segno di affetto (ma se è richiesto che affetto è?) e per un senso di parità del tutto inopportuno.
Noi insegnanti siamo in classe per insegnare, non per farci incensare o per dare il via ad esercizi di lecchinaggio. Il rapporto con gli alunni finisce per divenire affettuoso, ci si vede tutti i giorni! ma non per questo deve essere la misura di valori opinabili e lontani dalla correttezza.
Non diventate lecchini, ragazzi cari. Nonserve a niente prendereun bel voto se dietroc'è il vuoto della conoscenza. Preferite un voto basso ma guadagnato onestamente, la vostra coscienza la porterete sempre con voi.

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